Halloween – La notte delle streghe

halloween la notte delle streghe 1978 L 37urKA Halloween – La notte delle stregheRegia: John Carpenter
Cast: Jamie Lee Curtis, Donald Pleasance, Nancy Kyes, P.J. Soles
Durata: 87 minuti
Produzione: Usa, 1978

E’ la notte di Halloween in una tranquilla cittadina di provincia americana. I coniugi Myers trovano il figlio Michael nel giardino di casa. Ha sei anni, lo sguardo vitreo ed un coltello in mano. Ha appena ucciso la sorella, senza una ragione. Quindici anni dopo, Michael Myers fugge dall’ospedale psichiatrico in cui è detenuto e torna a casa. C’è una ricorrenza da onorare. Sulle sue tracce il suo psichiatra, il suo obiettivo una giovane baby sitter.

 Di seguito il trailer originale del film:

Halloween di John Carpenter è un film essenziale, nel duplice senso del termine: è un film snello ed è un film fondamentale nel genere horror. L’abc è qui. Girato con attori alle prime armi e budget ridotto, è il classico esempio di come il genio e la tecnica possano sopperire alla mancanza di mezzi finanziari e umani ed ha costituito una tappa cruciale nella storia del cinema, non solo in quanto primo capitolo di una fortunata saga cinematografica, ma soprattutto perché capostipite di un genere che negli anni ha sfornato una serie infinita di variazioni sul tema. Parliamo degli “Slasher movies”, per definizione i film in cui un maniaco omicida dà la caccia a un gruppo di persone in uno spazio delimitato, utilizzando armi da taglio al fine di ucciderli in modo cruento.

Basterebbe la sola sequenza iniziale per capire che siamo nella leggenda. Carpenter è grande nell’introdurre l’uso della soggettiva, portando la steadycam con tecnica sopraffina, conducendo lo spettatore in una dimensione recondita, prima inaccessibile. E’ sicuramente questo uno dei colpi di genio del regista. La colonna sonora agghiacciante, scheletrica e gelida quanto il film stesso, accompagna in modo angosciante le azioni del killer, che seguiamo con i suoi stessi occhi, dal suo stesso punto di vista. Impotenti, lo vediamo spiare furtivamente la sorella, osservarla nella sua intimità e poi ucciderla senza un perché, accoltellandola ripetutamente. Distogliendo lo sguardo nel farlo, quasi fosse lui stesso, al pari nostro, impotente spettatore di un’azione imposta dalla sua natura. Un’azione che non può impedirsi di commettere, ma che almeno può impedirsi di guardare.

La trama è semplice, giocata sull’improvviso arrivo del male in una piccola comunità. Ma il male non irrompe, giunge in punta di piedi. Con lo svilupparsi del film, Carpenter crea suspence, dedica più tempo all’attesa dell’azione che all’azione stessa, gioca con lo spettatore, che si aspetta di continuo la grande mattanza. Ma il mostro attende, vuole gustarsi il suo anniversario con calmo compiacimento.

Lo percepiamo dal punto di vista della giovane protagonista (Jamie Lee Curtis, all’esordio). Come lei, ne sentiamo la presenza, abbiamo la sensazione che qualcosa non vada, pur sapendo che nulla può davvero incrinare la tranquillità di una comunità la cui innocenza è ratificata dal perbenismo dei suoi abitanti. Tanto più nella notte di Ognissanti, quella delle maschere e degli scherzi. Quella in cui i bambini canticchiano inquietanti filastrocche e fantasticano di antiche quanto improbabili leggende su uomini neri ed ombre di streghe. Halloween: l’ennesima provocazione sociale, dove tutti sbeffeggiano il brivido per esorcizzare una normalità che annoia ma che si dà e si vuole dare per scontata. E se poi qualcosa di strano accade sul serio, è sufficiente non crederci. Perché se veramente non tutto funziona come dovrebbe, basta darsi una spiegazione e girarsi dall’altra parte. Quando la vittima, inseguita dal mostro mascherato, correrà a bussare alle porte dei vicini chiedendo aiuto nessuno aprirà. E’ halloween, per una sera urla e maschere sono cose normali.

Michael Myers è un cattivo eccezionale: l’uomo nero perfetto. Lo si vede poco, ma lo si sente sempre. Non è mancato chi ha proposto, in un’ardita chiave sociologica, l’idea che in un’epoca di cambiamenti generazionali come quella della seconda metà degli anni settanta, la sua figura sia stata eretta a quella di un giustiziere dei comportamenti immorali della gioventù americana. Le vittime del mostro sono ragazzi che fumano spinelli, bevono, fanno sesso. Ragazzi promiscui, depravati, i cui comportamenti si scontrano con la visione puritana di quella società. In questo senso il killer non sarebbe altro che un moderno angelo della morte, alla fine sconfitto, ma proprio dal personaggio più casto del film. Carpenter stesso ha negato questa chiave di lettura (comunque poi ripresa da altri autori in altre opere), e anche a noi piace pensare che la genialità del film stia proprio nel non dare spiegazioni. Michael non ha un motivo per uccidere. E’ lui stesso il motivo. Michael Myers è la prosopopea del male, e come tale cessa di essere una persona per diventare qualcosa di metafisico. Il suo incedere meccanico verso le vittime è sintomo e simbolo della sua totale assenza di emozioni. Egli non parla, né soffre. Semplicemente non prova nulla. Quando colpito, si rialza all’infinito. La maschera anonima che indossa non tradisce alcuna espressione, ma siamo certi che il viso che cela sia in egual modo del tutto inespressivo. “Lui non è un uomo” esclama lo psichiatra che lo insegue. Michael Myers è il male puro, senz’altra spiegazione.

Scelto non a caso nel 2006 per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, Halloween é un archetipo e qui sta la sua grandezza. Ha imposto uno schema e creato stereotipi che decine e decine di film hanno rispettato e imitato. Tutti all’insegna della stessa regola: Chi non paga, presto piange!

Leggenda.

Scena CULT: La scena iniziale, in cui seguiamo l’azione dell’assassino in soggettiva, vivendone la preparazione e l’esecuzione con i suoi stessi occhi. Scoprendo solo alla fine che il mostro in cui siamo stati costretti ad entrare ha sei anni.

Voto: *****
Emoglobina: ***
Battito cardiaco: *****
Brividi: ****

STRILLI

Il film, che incassò quarantasette milioni di dollari al botteghino ed oggi conta sette seguiti ed una nuova versione cinematografica, fu prodotto con un budget di soli 325.000 dollari, scritto in dieci giorni e girato in tre settimane.

La parte del Dottor Loomis, lo psichiatra che insegue Michael Myers, fu rifiutata da Peter Cushing e Christopher Lee, prima di essere assegnata a Donald Pleasance. Il film lanciò inoltre la carriera dell’esordiente Jamie Lee Curtis, qui protagonista. Anch’essa non era la prima scelta del regista, ma la co-sceneggiatrice Debra Hill ritenne che la sua presenza avrebbe giovato alla pubblicità del film, poiché figlia di Janet Leigh, attrice in Psycho di Alfred Hitchcock.

L’indimenticabile colonna sonora, una delle più famose ed incisive della storia del genere horror, fu composta dallo stesso regista John Carpenter, spesso autore delle musiche dei suoi film.

 

Se ti è piaciuto, terrorizzati con: Halloween II – Il signore della morte (di Rick Rosenthal, 1981) e tutti gli altri film della serie; Halloween – The beginning (di Rob Zombie, 2007); Scream (di Wes Craven, 1996); Venerdì 13 (di Sean S. Cunningham, 1980)

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