Wolf Creek

wolf creek 202x300 Wolf CreekRegia: Greg McLean
Cast: John Jarratt, Cassandra Magrath, Andy McPhee, Kestie Morassi, Guy Petersen
Durata: 99 minuti
Produzione: Australia, 2004

Le inglesi Kristy e Liz e l’australiano Ben girano l’Australia vivendo alla giornata. Giovani, carini e disoccupati on the road, i tre se la spassano nelle spiagge di Broome e, tra un tuffo e una sbronza, trovano il tempo per flirtare e progettare la grande gita a Wolf Creek, parco nazionale caratterizzato dal misterioso cratere di un meteorite. Quale miglior posto per raccontarsi storie di alieni e di forze soprannaturali, anche se si sa: il vero pericolo può avere connotati molto più ordinari.

E così, nel mezzo della spensierata scampagnata succede che un improvviso guasto alla macchina impedisca ai tre ragazzi di tornare indietro e li costringa ad accamparsi all’addiaccio per la notte, fino al provvidenziale intervento di un cacciatore. L’uomo, simpatico e gioviale, si offre di aggiustare l’auto se i tre lo seguiranno alla sua abitazione, dove si trovano i suoi attrezzi da lavoro. Ben, Kristy e Liz accettano entusiasti la proposta, non immaginando che questa decisione segnerà l’inizio dell’incubo. Perché quell’affabile signore non è passato di lì per caso. E a guardarlo bene, il suo sorriso mette i brividi.

Di seguito il trailer del film di Greg McLean

Mai accettare passaggi dagli sconosciuti, ci insegnavano da piccoli. Perché fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Tutte lezioni che vengono puntualmente dimenticate da ogni protagonista di un film horror che si rispetti, e i personaggi di Wolf Creek non fanno eccezione.

Se a questa regola non scritta si unisce la classica struttura dei “serial killers movies” ci si potrebbe aspettare un risultato banale. E invece questa pellicola australiana, pur rispettando molti canoni del genere, riesce a proporre diversi spunti interessanti.

La tecnica con cui è girata, innanzitutto. La camera a mano ed il montaggio documentaristico conferiscono veridicità e realismo al film, spingendo lo spettatore ad immedesimarsi nelle sfortunate vicende dei tre turisti e creando una progressiva tensione con grande semplicità. Proprio la crescente sensazione di ansia che il film provoca risulta essere uno dei suoi maggiori punti di forza, ma non si preoccupino gli amanti dello splatter: ce n’è anche per loro, nella seconda parte.

La location, di straordinaria bellezza, è resa protagonista al pari degli attori, ed è perfetta nell’incorniciare in scenari paradisiaci il loro cammino verso l’inferno. Protagonista è anche il concetto stesso di viaggio, elemento tradizionalmente caro all’horror, poiché tuffo nell’ignoto che, come tale, può celare imprevisti più o meno gravi.

Estremamente interessante è la costruzione dei personaggi, con la quale Greg McLean, alla sua opera prima, ribalta più volte i classici stereotipi di genere con cui essi vengono inizialmente presentati. Una menzione speciale per l’attore australiano John Jarratt, che ci regala un cattivo memorabile, talmente reale da risultare fuori dagli schemi. La sua interpretazione, da sola, vale la visione.

Infine, il film è ispirato a una vicenda vera, come ci spiegano i titoli di testa. E probabilmente questo è l’elemento che in fondo inquieta di più.

In conclusione, Wolf Creek è un film costruito su una trama certamente non nuova, ma impreziosita da una certa originalità che gli permette di dire la sua nell’universo del genere horror. Peccato per il finale, davvero troppo frettoloso.

Ansia da viaggio.

Scena CULT: Il momento in cui il cacciatore omicida, dopo averci spiegato a suo modo cosa vuol dire “mettere una testa sullo stecco” (definizione che non dimenticherete facilmente), improvvisa un improbabile duello automobilistico con una disperata fuggitiva. Quando la raggiunge, le si affianca. E inizia a farle le linguacce dal finestrino.

Voto: ***
Emoglobina: ***
Battito cardiaco: ***
Brividi: **

STRILLI

Il regista Greg McLean ha girato il film aderendo ai principi fondanti del movimento Dogma 95 fondato dai registi danesi Lars Von Trier e Thomas Vinterberg. Ispirandosi al loro manifesto, McLean ha utilizzato una macchina da presa digitale, non ha ricostruito set e ha ridotto al minimo l’uso di luci e suoni.

Il film è ispirato alla vicenda di Ivan Milat, il serial killer australiano responsabile degli “omicidi del sacco a pelo”, avvenuti negli anni ’90. Le vittime di Milat erano per lo più saccopelisti in viaggio per l’Australia. Attualmente sta scontando la sua pena di sette ergastoli in carcere.

Il cratere meteoritico da cui prende nome il film esiste davvero. Si chiama in realtà Wolfe Creek, è situato nell’Australia Occidentale e chi vi si reca potrà notare dei cartelli che mettono in guardia i visitatori sui rischi legati alla natura instabile e scivolosa del terreno.

 

Se ti è piaciuto, terrorizzati con: Un tranquillo weekend di paura (di John Boorman, 1972); Non aprite quella porta (di Tobe Hooper, 1974); Turistas (di John Stockwell, 2006)

2 pensieri su “Wolf Creek

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